Il raggio verde

IL RAGGIO VERDE
Se ne infischia e corre
questo bolide rosso
inghiottendo i minuti
risucchiandomi il sole.
E non ho ho più confini
solo sponde di cielo
e non so più chi sono
non so più dov’è casa.
Solo ombre di luce
psichedeliche icone
con la certezza di ieri
tra le dune del cuore.
E ostinato lampeggia
il raggio verde del faro
a penetrarmi lo sguardo
accarezzando la pelle.
Mentre annuso speranze
nell’odore marino
oltre il fumo del giorno
nei vagiti di pagine nuove.
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Le vene del cuore

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E lei, lo stesso sussurro
a riempire la notte
surfeggiando sul mare.
Ora, lo sguardo rotondo
una lampada in cielo
tra i pendii dell’autunno.
Eppure ancora mi tuffo
dentro la dolcezza di miele
nel suo bagliore intatto
dentro le vene del cuore.
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Come una botola

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COME UNA BOTOLA
Il male del vuoto
è un abisso nascosto
come una botola
ricoperta di verde.
Tu cammini calma
sui fili dell’erba
tutto è smeraldo
e raggi di gaiezza.
Poi un battito d’ali
e riappare un sorriso
ma è lontana la mano
e non ci sono carezze.
Un istante e precipiti
torni nel vortice
svestita del giorno
piena di mancanze.
Cerchi sibili di vita
e zampilli di ricordi
prima di risalire lenta
a rivederti, nel sole.
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La carezza dell’alba

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LA CAREZZA DELL’ ALBA
Anche tu non dormi
la notte è così fonda
e il silenzio ci annega.
Ogni linea è sottile
e gioca a nascondersi
tra i sogni latenti.
Anche tu non dormi
oltre l’immenso spazio
a ridosso del mare.
Eppure dorme la luna
e l’usignolo alpino
e i gabbiani di scogliera.
Dorme anche la ghiaia
abbandonata dal sole
e l’erba cullata nel buio.
Tutto si è assopito
e respira lentamente
in questa notte afosa.
Ma anche tu non dormi
segui la danza degli astri
e aspetti la carezza dell’alba.
Quando torneremo intatti.
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I passi felini

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I PASSI FELINI
Sbircia la luna dall’abbaino
illumina parole arruffate
origlia i discorsi dai vetri.
Scricchiolii dagli angoli
e passi felini ovattati
che si fermano a scatti.
Intorno solo incantesimi
e idee che si muovono
su pagine da tessere.
Così danziamo sui tetti
tra comignoli di progetti
e ampi orizzonti di carta.
Poi corro lungo le scale
col sogno che continua
fra le righe d’uno schermo.
Mentre fuori il mondo dorme.
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Il lettino vuoto

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È vuoto il lettino sul tetto
sotto un abbaino di stelle
e riappare il volto paffuto
il tuo respiro di quiete.
È un lembo che si sfalda
come petali di primule
al soffio dello zefiro.
Così ricado nel buio
senza più manine
a carezzare l’anima.
Neve di primavera
che gocciola dalle ciglia
e sono di nuovo sola
come fui a tre anni.
Poi s’apre il battente
e riappare il sorriso
dolcezza di diamante.
– Mamma sono qui.
Ora sono io sono la bambina.