La piazza dei funamboli


È morta la città
la nostra piazza
di funamboli e vetrine
le palpebre serrate
dei negozi
il sibilo dell’aria
unica voce.
Soltanto il vento
senza aquiloni
spazzati
nei bidoni di ieri
e panche nude
mani ad afferrare
l’imprendibile.
Rivedo il selciato
nessuna orma
nè il vociare allegro
nè lo strepitìo di bimbi
e scheletri di silenzio
sopra il pontile.
È rimasto il mare
a sfiorare la pelle
carezze di onde
a consolar la sera
divorata dal mostro.
E non mi fermerò
squarcerò il velo
e lo ritroveremo
il canale di ieri
energie mai viste.
Riprenderò il volo
oltre folli steccati
e varcherò il limes.
Per rinascere
nell’azzurro pianeta
dei progetti sospesi.
Fra mani di luce.


(Foto di Aldo Marinelli)


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Fulmine raro

Ibisco

Su tastiere di nuvola

Mi salverai tu
occhi di giada
venuti a cullarmi
in questo inferno
di mancanze.
Lo dicevi Gabbiano
– e io non ci badai –
ma già tu intuivi
nel tempo concesso
che lei non è di qua.
Mi abbraccia ora
fra perle di lacrime
e mano nella mano
sollevandomi
mi fa sbirciare
oltre la coltre nera
il presente eterno.
Laddove – insieme –
su tastiere di nuvola
scriveremo ancora.

Al cimitero del vento

Che poi è forte
questo silenzio
spoglio di pienezza
e rivoli di dolore
su gote innevate.
Non so cercarti
nei segni del cielo
ma c’è una farfalla
che sfiora gli occhi
al cimitero del vento.
E parole non mie
che si compongono
fiamme di candele
a sussurrar risposte.
E io che la scopro
in un sussulto vivido
la vita che non finisce.
Sapere che ancora sei
più vicino del tempo
tra le mie dita stanche.
E la tua penna rapida
a intinger nell’anima
oltre il velo di maya.
Perché – lo so –
è ancora tanto
l’inchiostro vivo
del tuo calamaio.

(ph.by Pino Scaccia)